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ROBERTO BONINSEGNA. LO CHIAMANO IL 'KILLER' DEL FOGGIA




ROBERTO BONINSEGNA. LO CHIAMANO IL 'KILLER' DEL FOGGIA ROBERTO BONINSEGNA. LO CHIAMANO IL 'KILLER' DEL FOGGIA ROBERTO BONINSEGNA. LO CHIAMANO IL 'KILLER' DEL FOGGIA

ROBERTO BONINSEGNA. LO CHIAMANO IL 'KILLER' DEL FOGGIA: "IL GOL PIÙ BELLO DELLA MIA CARRIERA? QUELLO REALIZZATO IN NERAZZURRO A SAN SIRO, CONTRO I SATANELLI". 
IL CAPOLAVORO ACROBATICO DELL' EX CENTRAVANTI DELLA NAZIONALE, VICECAMPIONE DEL MONDO IN MESSICO NEL 1970, È NELLA "TOP FIVE" DELLA STORIA DELL' INTER.


Idolo della San Siro nerazzurra, centravanti di spicco degli anni '70, indomito guerriero dell'area di rigore, carattere tutt'altro che docile, gran tiratore in corsa e da fermo, rigorista quasi infallibile, ottimo colpitore di testa, Roberto Boninsegna detto "Bonimba", a 22 anni esordì in Serie A nel Varese allenato da Piero Magni. Rivelatosi nel Cagliari di Gigi Riva, dopo una tempestosa convivenza con "Rombo di Tuono", il quale incrociò ripetutamente la rotta dell'attaccante mantovano, ad onta di una statura non gigantesca, esplose prepotentemente nell'Inter. Visse la sua seconda giovinezza nella Juventus, al fianco di Roberto Bettega. Epici i suoi duelli con due celebri stopper, Francesco Morini della Juventus e Roberto Rosato del Milan. Il Foggia è la squadra cui 'Bobo-gol', peraltro molto devoto a Padre Pio da Pietrelcina, inflisse il maggior numero di reti in carriera: ben 10. 

di Giuseppe Zingarelli 

Lunga è la strada che dall'Inter riporta a casa. Roberto Boninsegna nell'Inter ci è cresciuto: da mezzala trasformata in punta per superare un provino e poi riscoperto grande centravanti da area di rigore. Bocciato da Helenio Herrera, è ripartito dalla Serie B. Dal Prato di capitan Taccola, allenato da Dino Ballacci, passando poi al Potenza del presidente Francesco Petrullo, allenato da Egizio Rubino. Con i lucani mette a segno al "Viviani" 9 reti, sfiorando la Serie A, traguardo mai più raggiunto nella sua storia dalla società rossoblù. Quel centravanti scarno ma efficace desta l'interesse di Antonio Busini, direttore tecnico del Varese, che lo segnala all'allenatore Piero Magni. Con l'avallo di Giovanni Borghi, fondatore della 'Ignis Spa' e Presidente del Varese Calcio, 'Bonimba',
giovanissimo, a soli 22 anni, esordì in Serie A con il sodalizio lombardo, facendo coppia d'attacco con Paolo Ferrario e Nestor Combin. Nel Varese di Luigi Ossola, Bobo-gol segna 5 reti in 28 partite. Non è il massimo della vita ma è sufficiente ad attirare l'attenzione del Cagliari. Alla sua terza stagione in Serie A, il Cagliari era giunto per la prima volta nella massima divisione il 21 giugno 1964, la dirigenza sarda era alla febbrile ricerca di un attaccante da affiancare a Gigi Riva. Dal campionato 1966-67 al '69, insieme a Riva, 'Bonimba' darà vita ad un tandem d'attacco temutissimo. Una formidabile coppia di 'bomber' assetata di gol. Entrambi mancini, entrambi con la vocazione da centravanti. Con l'arrivo del "mantovano" al Cagliari, i nodi, però, vengono al pettine. Tra Riva e Boninsegna non vi sarà nessuna inconciliabilità tecnica. 
Solo uno scontro di personalità. Al 're' di Cagliari, che batte tutto, calci di punizioni e rigori, in realtà, necessita una specie di 'valletto' di lusso che si sacrifichi per lui e gli fornisca continuamente palloni giocabili. Boninsegna non ci sta, o meglio, si presta fino ad un certo punto. Ha le sue idee, il suo 'caratterino', il suo modo di intendere il calcio e, tra i due, sovente, sono scintille. In zona gol 'Bobo' si sente infastidito, quasi soffocato dalla presenza della mitica ala sinistra di Leggiuno. In tre stagioni l'uno al fianco dell'altro "Rombo di Tuono" mette a segno 51 reti. In 83 partite disputate nel leggendario, "vecchio", Sant'Elia, 'Bonimba', realizza ben 23 reti. Non male per essere il compagno di reparto dell'attaccante più prolifico di sempre della Nazionale e del calcio italiano. In tre campionati, insieme, Gigi e Roberto realizzano 74 reti. Con Boninsegna in maglia rossoblù, alla prima stagione il Cagliari è sesto, poi nono, poi secondo. Quest'ultimo piazzamento anticipa nell'isola la conquista dello storico scudetto dei sardi. La dirigenza cagliaritana comprende, però, che le strade dei due calciatori devono dividersi. Il "factotum" del Cagliari, Andrea Arreca, ha un'illuminazione: al fianco di Riva va collocato un altro attaccante. Gli occhi dei sardi guardano in casa interista e il loro l'interesse cade su Sergio Gori. L' Inter sa bene che Boninsegna può tornare utile a Milano ma senza un accordo economico convincente il Cagliari non lo lascerà partire. Gori, infatti, sul mercato aveva all'epoca una quotazione inferiore a quella di Boninsegna. Il presidente Fraizzoli vuole 'Bonimba e per averlo è disposto a cedere Gori, Cesare Poli e una della più prestigiose ali destre del calcio italiano: Angelo Domenghini. In più, senza battere ciglio, Fraizzoli mette sul piatto 288 milioni di lire. Una cifra considerevole per quel periodo. Nello scambio, sia per l'Inter che per il Cagliari, vi sarebbe un doppio, reciproco vantaggio: tecnico per l'Inter, economico per il Cagliari. La trattativa va in porto. Lo scioglimento del sodalizio con Riva porta fortuna a 'Bobo Bonimba' che, tornato a Milano, in nerazzurro si scatena. Inizia ad andare forte fin dalla prima stagione. In 30 gare sigla 13 reti. Il CT della Nazionale, all'epoca Ferruccio Valcareggi, lo richiama d'urgenza dalle ferie per sostituire al Mondiale messicano 1970 l'infortunato Pietro Anastasi, tradito da un improvviso malanno. Di quel Mondiale Boninsegna fu uno dei massimi protagonisti. Dopo appena 8', la sua rete portò in vantaggio gli azzurri nell'incredibile semifinale dell'Atzeca, definita all'unanimità la "Partita del Secolo": Italia-Germania 4 a 3. Scambio veloce con Riva, botta di sinistro dal limite dell'area di rigore e palla che trafigge il mitico Sepp Mayer, gonfiando la rete tedesca. Il tutto si compie sotto gli occhi di Gerd Muller. Da quel momento, non solo riguardo al profilo tecnico ma anche in virtù della sua somiglianza fisica con "Der Bomber", la stampa europea definirà Boninsegna il "sosia" di Muller, considerato il più grande attaccante della storia del calcio germanico. Oltre 400 reti con il Bayer Monaco, 68 marcature con la Nazionale tedesca. I due attaccanti, fisicamente, sembrano due gocce d'acqua con quel fisico raccolto e potente. Entrambi dotati di un'esplosiva potenza muscolare che si sviluppa anche nei perentori stacchi di testa oltre che nei tiri dalla distanza. Fu ancora di 'Bonimba' il gol del temporaneo pareggio realizzato all'Azteca nella finale contro il Brasile, vinta poi dai 'verdeoro' con un perentorio 4 a 1. Sull'onda del successo personale ottenuto al Mondiale messicano, nel 1971, il bombardiere interista vinse per la prima volta lo scudetto e la classifica marcatori: 24 reti su 28 incontri disputati. È davanti a Pierino Prati, Beppe Savoldi e Roberto Bettega. C'è molto di vecchio, ma altrettanto di nuovo, nell'Inter di Boninsegna che ritornò a vincere il tricolore. L' allora direttore sportivo nerazzurro, Franco Manni, orchestrò un doppio scambio con il Palermo e la Sampdoria. Cedette due pezzi della "Grande Inter" di Angelo Moratti: Aristide Guarneri e Luisito Suarez. Il primo ai rosanero, il secondo alla Sampdoria. In cambio, dalla Sicilia, partirono per Milano lo stopper, Mario Giubertoni e l'ala vicentina, Sergio Pellizzaro. Dalla Sampdoria, invece, Manni prelevò il centrocampista di Orvieto, Mario Frustalupi. La guida tecnica della squadra venne affidata ad Heriberto Herrera. Risultato. L' Inter ebbe una partenza assai poco convincente. Pur vittoriosa al "Bentegodi" di Verona contro l'Hellas, due stentati pareggi prima, con Roma e Bologna, e una doppia sconfitta casalinga poi, contro il Cagliari e nel "Derby della Madonnina" con i 'cugini' rossoneri, 3 a 0 per il Milan, accesero l'allarme rosso in casa nerazzurra. Dopo il terribile 'black-out' patito contro Gianni Rivera e soci, la stagione nerazzurra sembrava volgere al "grigio". Fraizzoli progettava di andarsene, mettendo a disposizione il proprio incarico al primo gruppo economico intenzionato all'acquisto della società. Nonostante i nuovi innesti, l'intelaiatura dell'Inter conservava vestigia herreriane, quelle di Helenio: Burgnich, Facchetti, Jair, Bedin, Mazzola e Corso. In porta, al secondo anno consecutivo, c'era Lido Vieri. Bertini e 'Bonimba' innervavano il centrocampo e l'attacco. Alcuni 'Senatori' nerazzurri, Corso, Mazzola e Jair, per la falsa partenza in campionato, diedero la colpa all'allenatore Heriberto Herrera che fu subito esonerato e sostituito. Al suo posto arrivò Giovanni Invernizzi. Il tecnico di Albinate, assumendo il comando delle operazioni, modificò gli schemi tattici della squadra. Burgnich andò a fare il libero, il giovane Bellugi fu spostato a terzino destro, Jair ritornò a fare l'ala destra, mentre il poderoso Bertini giocò al posto di Frustalupi. Boninsegna, inamovibile, restò piantato al centro dell'attacco, pronto ad effettuare incursioni e mettere a frutto raid punitivi nelle altrui aree di rigore. I 'senatori' dell'Inter stilarono un' ambiziosa tabella di marcia che puntò dritto allo scudetto. L' intervento 'chirurgico' operato tatticamente da Invernizzi, riuscì. L' Inter risalì la classifica, dando vita ad una nuova, vibrante, esaltante rimonta ai danni del Milan. La 'Benamata' vinse l'undicesimo scudetto della sua storia. Una curiosa coincidenza. Lo scudetto nerazzurro vinto nel '71 fu la replica, in fotocopia, del campionato vinto dai milanesi nella stagione '64-65, allorquando la "Grande Inter" di Angelo Moratti guidata dal "mago" argentino, Helenio Herrera, partita altrettanto stentatamente in campionato, era riuscita a beffare all'ultimo momento, dopo un'irresistibile rimonta, ancora il Milan. Una rimonta che venne profetata ai nerazzurri da Padre Pio da Pietrelcina alla vigilia di Foggia-Inter del 31 gennaio 1965. Il giorno che precedette quell'incontro, il 30 gennaio, i nerazzurri, nel pomeriggio, si recarono a San Giovanni Rotondo e, nel convento di Santa Maria delle Grazie, fecero visita allo 'Stigmatizzato del Gargano'. Padre Pio, incontrando l'intera delegazione meneghina , ringraziando l'allenatore Helenio Herrera e il capitano livornese, Armando Picchi, per avergli donato una busta contenente un' offerta in denaro destinata a sostenere l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, tanto caro al frate sannita, disse all'allenatore interista: "Domani a Foggia perderete, ma vincerete lo scudetto!". Così accadde. Il Foggia sconfisse l'Inter con un imprevedibile risultato, 3 a 2, e, dopo oltre quattro mesi, la compagine lombarda al termine del torneo, il 6 giugno 1965 si aggiudicò il nono scudetto della sua storia, battendo in volata quel Milan che, di fatto, dalla prima giornata di campionato non aveva più lasciato la vetta della classifica. Nel 1971, l'Inter vinse lo scudetto con due turni di anticipo, laureandosi "Campione d'Italia" con quattro punti di vantaggio sui 'cugini' rossoneri: Inter punti 46, Milan 42. Il 28 maggio 1972, Roberto Boninsegna fa il bis. Grazie alla maturità conseguita e all'esperienza maturata nel corso della sua lunga gavetta, l'ex centravanti, micidiale nel dribbling negli spazi stretti e nelle acrobazie, rivince la classifica marcatori. Sigla 22 reti. Con un gol in più, batte in volata Gigi Riva. Centravanti della vecchia scuola, poca manovra ma tantissimi gol, nelle due stagioni '71 e '72, la media gol di Boninsegna è fragorosa: 46 reti in 57 presenze. Diventa uno degli attaccanti più temuti dalle difese avversarie, italiane ed europee. 'Bomber' spietato, freddo, cinico, grintoso, combattivo, sempre pronto a puntare i gomiti in area di rigore senza mai farsi intimorire da nessuno, 'Bonimba', maturando, riesce ancor più abilmente a farsi largo nelle difese più arcigne del mondo. Epici i suoi duelli con gli ex stopper della Nazionale, Francesco Morini della Juventus e Roberto Rosato del Milan. I suoi gol in acrobazia entusiasmarono i tifosi nerazzurri e di ogni parte d'Italia, così come i suoi duelli sanguigni contro molti altri stopper meno complimentosi. Non poche volte Boninsegna entrò anche in rapporti conflittuali con gli arbitri. Partecipò ad un altro Mondiale, quello del '74 in Germania, giocando solo uno scampolo dell'ultima, infausta partita, contro la Polonia, gara che rispedì a casa la comitiva azzurra. Sostituì nella ripresa il 'ribelle' Giorgio Chinaglia che, uscendo dal campo, senza remore, mandò letteralmente a quel paese il ct, Valcareggi. La carriera di 'Bonimba' fu limitata da un fattore determinante: Bobo-gol al suo fianco non ebbe mai un partner adatto alle sue caratteristiche tecnico-tattiche. O meglio, lo trovò alla Juventus, ma solo in tarda età: Roberto Bettega. Nella storia del calcio italiano, Boninsegna non ebbe 'eredi' naturali nel suo ruolo. Assomigliò semplicemente a se stesso e basta. Con la Nazionale disputò 22 gare siglando 9 reti. Il 20 ottobre 1971, il nome dell'ex centravanti interista finì sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi d'Europa. Al 'Bokelbergstadion' di Monchengladbach, Boninsegna fu colpito alla testa da una lattina aperta, ma piena, di Coca-Cola, lanciata dagli spalti. Quell'incontro di Coppa dei Campioni vedeva l'Inter affrontare il Borussia Monchengladbach di Gunter Netzer, in quel periodo compagine rivelazione del calcio tedesco. Colpito dalla lattina, l'ex centravanti nerazzurro si accascia a terra perdendo i sensi. L' arbitro olandese, Dorpmans, sospende la gara per 7 minuti. Succede di tutto. Accusato di fare scena, nonostante la forte contusione parietale, Boninsegna riprende a giocare. Sarà però costretto a lasciare il terreno di gioco poco dopo, sostituito da Sergio Ghio. L' incontro terminerà con un risultato impronosticabile: 7 a 1 per il Borussia. La Commissione Disciplinare dell'UEFA, accogliendo la richiesta ufficiale dell'ex avvocato difensore dell'Inter, Giuseppe Prisco, farà ripetere la partita che, a Berlino, vide prima i nerazzurri pareggiare e poi vincere la gara di ritorno a San Siro: 4 a 2. I milanesi passarono il turno e, il 31 maggio 1972, arrivarono a giocarsi la finale di Coppa dei Campioni. A Rotterdam, contro i terribili 'lancieri' dell'Ajax allenati dal romeno Stefan Kovàcs, continuatore del "calcio totale" lanciato da Rinus Michel, il 31 maggio 1972, l'Inter affondò sotto i colpi degli olandesi. Un certo Johan Cruijff mise a segno la 'doppietta' vincente che frantumò i sogni di gloria del "Biscione": Ajax-Inter 2 a 0. Per vincere un secondo scudetto, tuttavia, 'Bonimba' dovrà aspettare di essere considerato "cotto" dalla sua amatissima Inter. Nel 1976, a 32 anni suonati, diciamo pure a quasi 33, Giampiero Boniperti, sapendo che Boninsegna piaceva a Trapattoni, all'epoca allenatore della Juventus, intavolò con l'Inter una trattativa per portare Boninsegna in bianconero. Fu uno dei più grandi 'business' operati dall'ex Presidente della "Vecchia Signora". Lo stato maggiore interista, spasimando per Anastasi, considerava Boninsegna un centravanti ormai in netto declino. Dopo sette stagioni consecutive disputate in maglia nerazzurra, pur infilando 168 gare e ben 113 gol siglati, considerando anche le 22 reti europee, il bomber mantovano venne considerato dalla dirigenza di Via Buonaparte un calciatore spremuto, ormai da "rottamare". Clamoroso fu l'errore di valutazione commesso nei confronti del goleador. Uno 'sgarro' che Boninsegna si legherà al dito tanto, che che non lo dimenticherà più. Boniperti fiuta l'affare e si inserisce nella trattativa. Telefona a Fraizzoli e gli dice che 'Pietruzzo' Anastasi, l' ex attaccante della Juventus, rappresenta un calciatore ideale per l'attacco dell'Inter e la Juventus è disposta a cederlo. Fraizzoli ci pensa, medita, e poi casca nel tranello, pensando che il 'business' lo farà lui. Lo scambio avviene. Anastasi va a Milano, Boninsegna a Torino. Solo che poi Anastasi all'Inter si spegne senza guizzi e sussulti, mentre alla Juventus, 'Bonimba', sia pur in tarda età, incrocia l'anima gemella. Quel Roberto Bettega che, tatticamente illuminato, sarà così versatile da creargli spazi, situazioni ed opportunità talmente favorevoli, da consentirgli di vivere in Piemonte una seconda, splendida, inattesa giovinezza. A Torino, Boninsegna gusterà rivincite e servirà "fredda" la sua vendetta nei confronti della sua ex squadra. Nei tre anni di permanenza in maglia bianconera, a suon di gol, anche ispirato dai magici colpi di genio del "Barone" leccese, Franco Causio, Bobo-gol vincerà altri due scudetti e una Coppa UEFA, segnando 23 reti in campionato e 7 in Europa. Il che lo portò ad essere all'epoca, nelle Coppe europee, il terzo realizzatore assoluto fra i marcatori bianconeri, dopo Altobelli ed Altafini. Dopo tre stagioni, a 36 anni suonati, 'Bonimba' lasciò la Juventus. Non finirà di giocare. Decise di andare in Serie B, nella città di 'Romeo e Giulietta'. Con l'Hellas Verona prima, e nella Viadanese poi, in Serie D, spende gli ultimi scampoli della sua fulgida e luminosa carriera. I numeri dell'ex centravanti della Nazionale, vicecampione del Mondo, lo consacrano come uno dei "mostri sacri" del calcio nostrano. In 366 partite disputate in Serie A, Bobo-gol ha messo in cassaforte 171 reti e, in 68 presenze in Serie B, ne ha realizzate 13. Ultima personificazione del centravanti di sfondamento, il 2 maggio 1971, a San Siro, in Inter-Foggia, Boninsegna realizzò la rete che alla fine della sua carriera risultò essere il "diamante" che più di altri si è impresso nella memoria dei tifosi della 'Benamata', entrando anche nella storia del calcio italiano. Una spettacolare magia entrata anche nella storia del Foggia. Una rete che va oltre la semplice marcatura e che, a distanza di 54 anni, nel rivederla, suscita ancora oggi fortissime emozioni. Un gol-capolavoro che gli amanti del calcio d'autore non hanno esitato a definire, "un'opera d'arte calcistica". Il match era iniziato da poco. Mario Corso lanciò Giacinto Facchetti. A grandi falcate il "gigante" dell'Inter raggiunse il pallone e, mentre il 'libero' e Capitano rossonero, Gianni Pirazzini, gli andò incontro per tentare di contrastarlo, il nerazzurro crossò in area per 'Bonimba'. Appostato all'altezza del dischetto del rigore, inarcandosi improvvisamente a mezz'altezza, con uno stupefacente avvitamento acrobatico del busto, una torsione quasi innaturale, Boninsegna esplose di collo pieno, con il sinistro, un terrificante siluro 'terra-aria' che, alla velocità della luce, si insaccò all'incrocio dei pali, alla sinistra della porta difesa da Raffaele Trentini. È il gol più 'sinistro' della storia dell'Inter. Una prodezza "immortalata" nella "Top Five" nerazzurra, tra le più "gettonate" nella storia del club milanese. La velocità supersonica del pallone non lasciò scampo a Trentini, ex "Ragno Nero" dei 'Satanelli', considerato in quel campionato '70-71, tra i migliori portieri della Serie A. Stagione in cui i "rossoneri" allenati da Tommaso Maestrelli, l' allenatore del primo, storico, scudetto vinto dalla Lazio, si imposero come squadra-rivelazione del torneo. "Fulminato" dalla saetta di Boninsegna, il portiere rossonero non riuscì a muoversi sulle gambe per tentare di opporsi all'autentico 'capolavoro' balistico dell'ex centravanti di Mantova. L' incontro Inter-Foggia del 2 maggio '71 si concluse con una sonante vittoria dei nerazzurri: 5 a 0. Ironia della sorte, il Foggia è stata anche la squadra alla quale Boninsegna, nel corso della sua carriera, ha inflitto più reti in Serie A. Il 'Killer' del Foggia trafisse i pugliesi con 10 "pugnalate". Alla straordinaria rovesciata acrobatica del 2 maggio '71, si aggiunsero altre 9 reti. Quella realizzata in Foggia-Inter 1 a 1, gara di andata, giocata il 10 gennaio 1971. Altre quattro reti, di cui una su rigore, furono da lui siglate in un Inter-Foggia giocatasi il 18 novembre 1973, terminata con un altra goleada: 5 a 1. Altri due gol Bobo-gol li segnò in Foggia-Inter, 1 a 2, del 10 marzo 1974. Non pago, l'ex vicecampione del Mondo continuò ad infierire sul "martoriato" e "malcapitato" Foggia anche con la maglia della Juventus. Infatti, l'11 settembre 1977, allo stadio Comunale di Torino, in Juventus-Foggia 6 a 0, mise a segno contro i rossoneri un'altra 'doppietta'.

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